di Francesca Bernardi

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È tempo di Milano Scultura. Giunta all’ottava edizione, la fiera delle arti plastiche, diretta da Ilaria Centola e curata da Valerio Dehò, quest’anno cambia significativamente scenario. Dalla Fabbrica del Vapore, spazio post-industriale milanese, la manifestazione si sposta nei suggestivi ambienti storici di Villa Bagatti Valsecchi a Varedo, in Brianza. Questo decentramento non solo invita i visitatori a scoprire nuovi itinerari, ma crea anche un contrasto affascinante tra la scultura contemporanea e un contesto ricco di storia. Inoltre, la nuova location porta ad allontanarsi dai classici stand da fiera in favore di un percorso più fluido che dovrebbe invitare a confrontarsi direttamente con le opere e gli autori. Sarà quindi l’esperienza stessa ad essere diversa, più intima e coinvolgente, trasformando il modo in cui ci si relaziona con l’arte a questo tipo di eventi. Questo cambio ha poi influito sulla selezione degli artisti riducendone il numero di partecipanti e ponendo maggiore enfasi sulla qualità delle proposte. Dehò descrive questa edizione come “una nuova Milano Scultura”, un’esperienza che amplia il concetto di scultura e installazione come linguaggi fondamentali dell’arte contemporanea.

Tra gli eventi in programma, spiccano due mostre collettive: Essential, un progetto presentato da Mistiche Nutelle, e This is the End. Quest’ultima si distingue per essere una potente riflessione sui tempi che viviamo già a partire dal titolo: eloquente! Il mondo che conoscevamo è in rapido cambiamento e questa è la presa di coscienza degli artisti coinvolti. Elisa Cella, Nicola Evangelisti, Nadia Galbiati, Camilla Marinoni, Andrea Meregalli e Matteo Suffritti sono noti per la loro sensibilità verso le problematiche globali, e le loro opere affrontano tematiche cruciali come guerre, pandemie, crisi demografica, speculazione edilizia, l’ascesa dell’intelligenza artificiale e i femminicidi. Dopo una prima tappa alla Reggia di Monza, This is the End arriva alla Villa Bagatti Valsecchi con nuove opere e un allestimento pensato appositamente per questi spazi storici. Tra le opere in mostra Cella, presidente dell’Associazione culturale AND, presenta 22-c32 batterio spirochete, una scultura in ferro tagliato al laser e verniciato di rosso incentrata sui virus, tema caro all’artista. Evangelisti riflette invece sul tema degli armamenti selvaggi, mentre Galbiati, con The golden age, affronta la speculazione edilizia. Meregalli, con Esseri liminali, utilizza stampe su alluminio generate con MidJourney per indagare il ruolo delle intelligenze artificiali. Suffritti si concentra sull’esplosione demografica con la sua fotoincisione La cuccia del cane, e Camilla Marinoni porta l’attenzione sui femminicidi, affrontando da sempre temi legati all’universo femminile. Nonostante il titolo, This is the End evita melodrammi e banalità. Le opere esposte utilizzano approcci intelligenti ed efficaci per comunicare, senza spettacolarizzarla, la tragedia, e stimolando riflessioni e pensieri per andare a riappropriarsi dell’obiettivo principe del fare mostra: troppo spesso infatti l’arte si relega a pura estetica. La mostra mantiene un tono composto e, talvolta, leggero, riuscendo così a colpire profondamente il visitatore.
Come evidenziato da Valerio Dehò, Milano Scultura dimostra come le opere plastiche siano capaci di coniugare tradizione e innovazione, rivelandosi un potente mezzo per riflettere sulle questioni contemporanee. Oltre a This is the End, la manifestazione presenta altri progetti rilevanti, tra cui Mazeman Portrait di Andrea Prandi, che attraverso una web app permette di creare ritratti unici, e la collettiva Tempo mobile incastonato nella forma fossile, curata da Vittorio Raschetti. La sezione Out of Limits trasforma il parco della villa in uno spazio espositivo all’aperto per grandi installazioni ambientali, celebrando il dialogo tra arte e natura.
Con Milano Scultura, ancora una volta, si conferma la centralità della scultura nell’arte contemporanea. This is the End si propone come una tappa imperdibile per chi desidera confrontarsi con le sfide del presente attraverso il filtro dell’arte. La nuova sede, Villa Bagatti Valsecchi, arricchisce l’esperienza visiva, stimolando una riflessione sul dialogo tra passato e presente, e rendendo questa edizione particolarmente significativa.
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